Attività in Stella

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Stella in agosto – 2015. la cultura della terra

di DIno Durigatto
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A stella si cerca di portare l’attenzione su un semplice aspetto: se c’erano 500 persone, non tutto può essere perduto, soprattuto se partiamo dall’ambiente. A cui aggiungiamo il patrimonio delle conoscenze ancora presenti, assieme alla memoria dei residenti.

Significa cultura fatta di materia boschiva, amore vero per gli alberi, la vita del bosco secondo le fasi stagionali e lunari. La storia del luogo, con le sue equilibrate, faticose risorse locali, come la cava di pietre per costruire le case e la fossa della calce pozzolana, ma anche la gestione dei pozzi per l’acqua, le coltivazioni e gli orti recuperati su pezzi di terreni disposti a gradoni. I vecchi pascoli prativi laddove ora regna sovrano il bosco e tante esperienze di chi conosce la terra con i suoi odori e le sue sudate gratificazioni.

Tutto questo è cultura della pratica, da applicare, da insegnare, per lasciare una possibilità al futuro di cui si sente fortemente bisogno. Cultura della terra, condivisa, alla quale sarà facile agganciare le varie fasi di ogni altra conoscenza erudita, perché nascerà dalla naturale evoluzione dei saperi.

Un progetto aperto, condivisibile in tutte le valli friulane dove sono importanti le storie, i ricordi di chi ha vissuto, di chi vive, riportando le voci, le narrazioni, gli idiomi, attraverso i giorni dei tempo, affinché esista un continuo collegamento tra passato e presente.

Gratitudine per quanti ancora oggi resistono, a tigni dur, in particolare alle giovani realtà che coltivano nuova consapevolezza. Loro si mettono in gioco e credono – come noi – in un futuro possibile nelle valli strette e povere dove c’era un confine troppo ideologico.

L’iniziativa denominata “Stella in Agosto”, favorisce l’incontro tra giornalisti, orticoltori, aziende produttrici di formaggio di capra, musicisti, mestieri vari e artisti. Insieme cercano di raccontare con semplicità i messaggi che arrivano dal contatto con la natura. nel 2015 abbiamo definito meglio il tema della “cultura della terra, tra conoscenze e mestieri”. SI tratta di uno sprono partito dal basso, dalla gente, voluto dalla caparbietà e dall’intelligenza di alcuni visionari che cercano di portare lassù, nel nulla, quel seme di cui abbiamo bisogno con la speranza in un prossimo domani dove esista un rapporto equilibrato tra montagna, ambiente e vita.

Una società responsabile e orgogliosa del rispetto per la natura che sa evolversi al ritmo delle nuove tecnologie informatiche utili a tutti. Per essere capaci di rendere il montanaro di Stella, o quello di Platischis e altrove, collegati al boscaiolo di Slovenia, Carinzia e del Tibet. O al grande mercato di future borse economiche attente al valore uomo, al posto di ogni speculazione.

 

Stella in Agosto 2014. Laboriosamente, vivere.

di Dino Durigatto

Stella in Agosto 2014

Nel contesto integro della montagna prealpina friulana pressoché abbandonata, si lanciano nel cielo d’agosto “segnali di possibilità” per un mondo che ritrovi l’autenticità dei valori partendo dalla fine di un modello economico e sulla difficile strada di una nuova economia che tarda ad arrivare.

Questo, dal nostro punto, lo facciamo con la testimonianza e la narrazione da parte di chi, ogni giorno anche inconsapevolmente, traccia percorsi che parlano al cuore, ai sentimenti, a come davvero vorremmo fosse la nostra società. Laboriosamente vivere, appunto al modo delle api, con la fatica consapevole che “dare” ripaga quando è utile ai progetti comuni e non a quelli individuali (o del cosiddetto libero mercato).

Stella in agosto significa anche “estremità che si congiungono”. Cosa spinge una cantante jazz americana, ospite in Friuli, a salire fino a Stella dove non ci sta neppure una fontana? Eppure accade proprio per questo. Laddove fino agli anni ’50 del secolo scorso abitavano oltre 500 persone, spinge a fare anche paragoni con le mobilitazioni dei popoli delle terre lontane dell’Asia centrale raccontate dal prof. Monsutti. Ascoltare i racconti di una vita travagliata come quella di Pino Roveredo per capire la bellezza della speranza, per continuare a guardare lontano, ben più oltre il debole profilo dei monti Berici che si colgono nelle giornate più terse, ben oltre al tranquillo disegno della laguna da dove salgono fino Stella altri musici portando antichi e semplici suoni, forieri d’unione per uomini di ogni dove.

Le parole e le musiche si alzano, al pari del volo di uno sciame d’api, spargendosi nel paesaggio intero quale monito di attenzione per un ambiente che deve tornare ad essere vivibile per tutti.

Stella in Agosto

Stella in Agosto

Solo l’oblio del non sapere porta l’uomo a essere schiavo

dell’apparenza, figlia dell’invidia che conduce alla barbarie.

Presi, integrati dai processi di standardizzazione, ogni giorno lo consumiamo a rincorrere clichè imposti verso i quali la società non ha ancora trovato strumenti alternativi validi per rendere migliore la vita al tempo di una crisi economica che logora i più elementari diritti, portando le persone a una condizione lavorativa ricattatoria e senza prospettive per i giovani.
Al fine è la dignità delle persone ad essere calpestata, soggiogata dalla legge di un profitto camuffato da sviluppo.

Non siamo nati per vivere così. Tutti devono vedersi riconoscere la propria dignità. È questo ciò che ci è stato insegnato. Ciò in cui crediamo.

Durante questo lungo “nulla oscuro” dobbiamo agire, per impedire che ci spingano gli uni contro gli altri e contro chi si oppone a una distribuzione della ricchezza più equa.

Agiamo partendo da ciò che siamo, dalla semplice ricchezza dataci dal territorio, dalla sua conformazione, dalla sua natura, dalla sua storia fatta dalle genti, i nostri avi – anche i più recenti –
che questa terra, questo panorama hanno forgiato per poter anche duramente, viverci. Ieri come oggi, tra partenze e ritorni, viverci.

Osserviamo il panorama fin dove gli occhi riescano a distinguere il filo dell’orizzonte e poniamoci come colui – che giunto da altrove – vuole sapere dove si trova.

Furono i nostri nonni a raccontarci come i loro progenitori avessero dato un nome a tutte le cose che l’occhio vedeva, a tutte le cose che usavano, che costruivano e per questo le trattavano
con rispetto perché dovevano durare ancora.

Attorno a noi ogni cosa ha un nome, ogni pianta, ogni prato e colle e, più lontano alla fine dello sguardo, ogni picco di montagna con le sue valli e i suoi fiumi. Così in ogni luogo, dove c’è popolo tutto ha un nome. Conoscerlo da identità, fa proprio il panorama quotidiano perché solo lui resta e ha un valore superiore ai modelli che si susseguono.

Dino Durigatto


 Memoriis, Natale 2014

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Il comune destino delle genti dei tanti paesi aggrappati sui pendii delle strette valli, in queste prealpi friulane, è quello di essere state costrette fisicamente ad “andare oltre e in ogni dove” a ricostruirsi un destino.

I ricordi però non si possono fermare, alla propria terra le memorie non possono rinunciare. Le stesse, si tramandano forti e fiere tra le generazioni. Restano vive a indicarci come non può esistere un domani se non ci riprendiamo l’ambiente, la sua natura e con essa le difficoltà tempranti dalle quali discende la nostra migliore indole.

Memoriis, vetrine di friulanità vuole essere un semplice tributo a questa cultura popolare.

TARCENTO – Programma – Inaugurazione Sabato 13 dicembre

Ore 17,15 piazza Roma (Atrio municipio)

L’albero dei Libri, cresce Dai generosi boschi di Stella un albero più capiente dove donare i libri.

Partecipa il Presidente Onorario di InStella Toni Capuozzo

Melodie natalizie in piazza Coro Lis Vilis di Coia e Sammardenchia

Ore 18,00 – Vetrine prospicenti via Morgante (presso Albergo Centrale) – Inaugurazione dell’esposizione

Memoriis | friulanità di ieri, oggi e domani

L’Associazione InStella invita soci e non all’interno dei locali dell’Albergo Centrale all’incontro conviviale con degustazione di sardelle grigliate (fino ad esaurimento, gentilmente offerte da fam. Turcato D.)

Ore 19,00 brindisi di buone feste e scambio di auguri con l’associazione InStella

MEMORIIS | le vetrine

  • I prodotti dell’Orto Commestibile – Zomeais, di Giusy Foschia
  • Piccole radici stellane, di Ivano Miconi
  • Stella, ricordi di ieri, di Patrizia Blasutto
  • Stella, fotografie di oggi, montaggio foto/video Giulia Vidoni
  • Stella, i caprioli nelle città, di Pier Paolo Zanussi vedere, se c’è titolo vero
  • Una catasta di legna da brucio, di Renzo Zulli
  • Studio targhe per classificazione degli alberi spontanei localizzati lungo la Via Crucis, a cura della Scuola Media Domus Mariae di Tarcento, professoressa Daniela Rizzo.

Grazie a: Dorino Micco e Renzo Zulli per il nuovo albero dei Libri, Paolo e Donatella per la disponibilità e cortesia, Turcato Domenico, Valentino Adotti, Simeoni Pacifico, conforto illuminotecnica. Tutto il direttivo e tutti i soci di In Stella che a qualsiasi titolo hanno, come sempre, prestato la loro disponibilità anche per questa iniziativa.


I legni di Stella e la Lóuge

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IL BOSCO

Da sempre l’uomo ha vissuto in stretto rapporto col bosco, dal quale ha tratto il necessario sostentamento. Disboscando aree a lui confacenti, ha ottenuto terreni destinati ad abitazioni, a prati ed a coltivi; per secoli e secoli ha sfruttato in modo intelligente il patrimonio boschivo secondo le sue esigenze. E così è stato anche per il nostro territorio, finché negli anni ‘960 il richiamo delle fabbriche e degli uffici di città ha strappato alle aree periferiche e più disagiate la forza umana vitale: il conseguente abbandono dovuto al fenomeno dell’urbanesimo ha causato notevoli mutamenti dell’ambiente. Allora è iniziato il degrado delle abitazioni, i prati non più sfalciati sono stati sopraffatti prima da erbe alte e aggressive e poi da arbusti (soprattutto nocciòli – Corylus avellana), che a loro volta hanno dovuto lasciar posto alle specie arboree circostanti: in tal modo il bosco si è riappropriato dello spazio che un tempo gli era stato tolto dall’uomo.

Tale evoluzione della vegetazione forestale si può notare facilmente anche in prossimità della frazione tarcentina di Stella, dove sono evidenti alcune formazioni boschive coetanee su prati abbandonati. Qui, in questo ameno versante prospiciente la pianura, spicca l’acero-frassineto con l’acero di monte (Acer pseudoplatanus) e il frassino maggiore (Fraxinus excelsior), mentre nei boschi misti di latifoglie le specie più frequenti sono il carpino nero (Ostrya carpinifolia), il carpino bianco (Carpinus betulus), il tiglio selvatico (Tilia cordata), il ciliegio (Prunus avium). Diffusi anche il castagno (Castanea sativa) ed il faggio (Fagus sylvatica). Alcune specie come il frassino maggiore e i carpini fornivano fogliame fresco utilizzato come foraggio, mentre il faggio era preferito nella produzione di carbone e il castagno, nei periodi di miseria, contribuiva coi suoi frutti a sfamare buona parte della gente. Ora che stiamo vivendo un periodo di crisi generalizzata, il bosco riprende il suo importante ruolo nell’economia familiare e non solo.

L’ecosistema bosco merita rispetto e tutela: oltre ad offrire razionalmente il legname, protegge il suolo da smottamenti e frane, trattiene parte dell’acqua piovana, regola la temperatura dell’aria con la traspirazione e, soprattutto, grazie alla fotosintesi assorbe anidride carbonica, libera ossigeno e produce sostanza organica. E infine invita a una salutare passeggiata che non solo ritempra il corpo e lo spirito, ma libera dalle ansie della quotidianità.

La Lóuge, era la tipica slitta di Stella, l’unica delle ville slave ad avere le strade bianche della larghezza adatta. Infatti Sediliis e Sammardenchia, avendo carreggiate più larghe, potevano usufruire dei carri trainati da animali mentre gli abitanti di Flaipano accorciavano il tragitto verso Tarcento attraverso stretti sentieri che non ne consentivano l’uso.

La Lóuge era usata per trasportare a valle – Tarcento – materie prime come legna, fieno e castagne, per essere vendute o barattate al mercato.

Oggi come allora il bosco è parte fondamentale della vita dei piccoli paesi di montagna. I tempi e i mezzi si sono evoluti agevolando le attività degli uomini e in questo possiamo scorgere un segno chiaro delle tante possibilità che il bosco, soprattutto ora, può darci per ritrovare una via di sviluppo in armonia con l’ambiente.


L’albero dei libri

Il primo Abero dei libri donato da InStella alla comunità tarcentina – ora collocato presso la biblioteca comunale

 

L’Associazione InStella partecipa alle iniziative promosse dal comune di Tarcento durante il periodo natalizio e per la grande Epifania.

Per il Natale 2013 abbiamo realizzato e donato il primo ALBERO DEI LIBRI.

Collocato nel patio adiacente l’ingresso agli uffici comunali, fin da subito l’albero speciale ha attirato l’attenzione, la curiosità e la generosità della comunità. Sempre pieno di libri durante tutti l’anno ci ha spinti a costruirne uno nuovo e più grande.

Detto e fatto, con il Natale 2014 dai boschi di Stella giunge un nuovo albero e quello più piccolo è stato collocato presso i locali della biblioteca al Centro Ceschia.

Cosa è

L’idea di base è di rilasciare libri nell’ambiente naturale compreso quello urbano, ovvero dovunque si preferisca, affinché possano essere ritrovati e quindi letti da altri. L’iniziativa rientra in ciò che viene definito con il termine bookcrossing, fondato nel 2001 per incoraggiare tale pratica, al fine di “rendere il mondo intero una biblioteca”.

Come si può immaginare, l’iniziativa, di alto valore ambientale e sociale, interamente realizzata dall’associazione InStella grazie alla disponibilità e alle capacità dei suoi soci.

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Il nuovo Albero dei Libri presso il municipio di Tarcento

Il murales di Stella

 

Poco prima della Via Crucis di Stella (giugno 2012)

Opera pittorico-muraria realizzata in collaborazione con l’associazione Bravi ragazzi di Gemona del Friuli

“L’idea di coinvolgere i “writers”, lasciandoli manifestare la loro forma d’espressione spesso confusa con il vandalismo, è un esempio concreto di fiducia verso i giovani. Con le loro passioni, con la loro visione e l’aiuto di qualche esperto muratore, hanno tolto il grigio cemento dal muro di sostegno del piazzale della Chiesa, trasformandolo in forme e colori ispirate alla memoria cristiana e umana. “Un cammino di vita” sempre rinnovato”.

Così spiegano il loro lavoro realizzato a Stella:

I Vangeli ci narrano del turbamento di Cristo nell’orto degli ulivi. Semplificando, riteniamo che tale sentimento di turbamento e di presagio che provava Gesù, sia assimilabile ai turbamenti della vita quotidiana, comuni a tutti gli uomini.

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Abbiamo voluto qui raffigurare la vita terrena e l’affidamento: l’ulivo, simbolo di pace, saggezza e riparo. I rovi, a indicare le tribolazioni, i turbamenti e le tentazioni. Solo l’affidamento in Dio, simboleggiato dalla trasformazione delle foglie d’ulivo in piume liberate dal vento in un cielo terso, ci indicano la Via da seguire e volgono all’ingresso della chiesa, luogo fisico, eretto dagli uomini proprio per “toccare” l’affidamento. I rovi, rappresentano anche le sofferenze con le quali, gli stellani, hanno dovuto fare i conti nella loro storia.

Writers: Elia (Shoe) e Francesco (Kerotoo) (ass. Bravi Ragazzi – Gemona)


I giovani e la Via Crucis

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La Via Crucis di Stella, il particolare percorso meditativo e salvifico immerso nella naturale semplicità del suo ambiente montano, a pochi minuti dai Paesi vivi delle nostre comunità.

Segnali e valori prontamente colti, anno dopo anno, dai giovani del tarcentino che svolgono attività nell’ambito della parrocchia e del suo centro vitale: la Domus Mariae.

Sano loro che il venerdì prima della domenica delle Palme si prodigano lungo il cammino di vita raffigurato dalla Via Crucis di Stella. Passo dopo passo, stazione dopo stazione, leggono i brevi brani di commento (già scritti da monsignor Duilio Corgnali proprio per questa realtà) e insieme meditano, lungo il lento procedere, nel bosco rischiarato dalle tremula fiamma delle fiaccole in attesa della grande luce che risplenderà nel giorno di un’imminente rinascita.

Assieme ai giovani si uniscono sempre anche tutti coloro che intendono iniziare il periodo pasquale partendo dalla fatica-gioia di un percorso nuovo, nella natura, con sé stessi e insieme agli altri.


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